Lunedì 25 Giugno 2012 14:02
Scritto da Lorenzo Monfregola, Jr Manager di twago Italia
La capitale tedesca continua la sua scalata alla classifica nei migliori posti al mondo per le startup. E intanto gli italiani che vivono qui creano DigItaly.
Quanto è buona Berlino per fondare una startup?Poche settimane fa la scena startup berlinese ha reagito con perplessità e disappunto ad un articolo comparso su Techcrunch, dove si riportava una speciale classifica elaborata da Startup Genome (un progetto nato negli States con lo scopo di monitorare e conoscere la scena startup a livello internazionale). La classifica elencava i primi
25 ecosistemi (città o poli) per startup nel mondo. Quello che ha spiazzato tutti è stato trovare Berlino solo al 17mo posto. Le reazioni sono state di diversi tipi, ma, in generale, quasi tutti hanno messo in discussione un ranking che metteva Berlino alle spalle di altre realtà, incluse Madrid, Mosca e Bangalore. Una mezza bocciatura strana, visto che proprio su Techcrunch Berlino era stata da poco incoronata come "
pima meta delle startup", capace di spodestare Londra dal tetto d'Europa (Londra, per la cronaca, è al terzo posto della classifica in questione, subito dietro la Silicon Valley e New York-Brooklyn).
Una piccola battaglia internazionale di datiChe qualcosa non tornava è diventato chiaro quando la classifica è stata messa in discussione con una certa competenza. Lo studio portato avanti da Startup Genome si è rivelato essere meno preciso e approfondito di quanto potesse sembrare. Il punto, come ha fatto giustamente notare
Lasse Clause su Venture Village, è che gli analisti di Startup Genome hanno elaborato con impegno i propri dati, ma si sono basati, appunto, solo sui propri dati, vale a dire su quelli relativi alle startup che fanno parte del database di Startup Genome e che sono state seguite dai loro sondaggi, rilevamenti e studi. Una visione che non può che essere parziale, legata a specificità di network, territorio, preferenze e praticità. L'articolo di Lasse Clause ha anche scovato
i dati di Seedtable che sembrano più approfonditi e meno parziali, basati su un attivo/passivo di startup (più angel e VC) fondate e fallite in un anno (ma anche qua non c'è, ad esempio, una percentuale della crescita annua). La verità è che è davvero difficile fare studi oggettivi su un mondo come quello delle startup, certo si possono individuare correttamente delle tendenze, ma come si fa ad analizzare matematicamente qualcosa che è incerto e appena nato per definizione? Come si fa a conteggiare qualcosa la cui ricchezza è un'idea e il guadagno è il futuro che ci sarà?
Berlino è tutta una startupMa perché la Berlino tech e digital ha rifiutato con tanta decisione una classifica poco generosa e imprecisa? Perché quella classifica stride non solo con alcuni elementi oggettivi, ma anche con tutta un'atmosfera. Il mood che si respira a Berlino continua a essere differente, l'essere un hub per startup digitali è qualcosa di centrale, che fa parte della vita di molti, soprattutto di quella moltitudine cosmopolita che qui lavora nel mondo internet. La verità è che a Berlino, in fondo, c'è solo questo: la scena digitale. Non c'è la moda di Parigi o le banche della City londinese. Se si escludono la politica istituzionale e il turismo, è la web economy a farla da padrone. Quando cadde il muro, da Berlino se ne andarono tutti, letteralmente. La città si ripopolò quando divenne un polo alternativo in cui si poteva vivere a costi incredibilmente bassi e in cui si svilupparono nuove avanguardie artistiche. L'incontro tra queste avanguardie alternative e i pionieri dell'informatica, (quelli malvestiti che nessuno ancora capiva), ha portato allo sviluppo della Berlino digitale di adesso, grazie alla lungimiranza di alcuni investitori che avevano fatto dei viaggi molto istruttivi dalle parti della Silicon Valley. Se guardiamo Berlino da questo punto di vista, una città che è ripartita da zero da poco più di 20 anni, allora Berlino è essa stessa una startup. Berlino è quella "città povera ma sexy" che sta lanciando un business per restare sexy ma non più povera. E se Berlino è una startup a sua volta, della startup condivide tutti i rischi e le enormi potenzialità. Questo rende Berlino diversa da tutte le altre città di qualsiasi classifica, questa è la via berlinese alla web economy. Questa è la sua unicità.
I punti forti della startup BerlinoSu cosa si basa l'unicità berlinese?
- Web Week. Questa è la settimana giusta per scommettere su Berlino. La Web Week è una settimana di eventi che gaurdano al web e al mondo delle startup. Il fatto che due degli eventi principali, re:publica (in cui intervengono i più noti blogger, attivisti e intellettuali digitali del mondo) e Next, (conferenza europea sull'industria digitale a cui partecipano tutti i maggiori attori internazionali), offrano un'eterogeneità e una multidisciplinarietà davvero ampie e stimolanti, dimostra la maturità di Berlino come polo digitale a 360 gradi. Basta dare un occhio al programma della Web Week.
- Spazio. Sembra una cosa di poco conto, ma non è così. A Berlino ci sono ancora molti palazzi vuoti e la città non è soffocata da un'area metropolitana satura. Uno sviluppo urbano sostenibile è possibile. Soprattutto per un'economia digitale il cui impatto ambientale è molto basso e le cui infrastrutture non sono invasive. A Berlino c'è spazio, in tutti i sensi.
- Persone con skills di ogni tipo. Berlino resta una città accogliente, sebbene i prezzi non siano più stracciati come un tempo. I giovani europei che vogliono iniziare da zero spesso vanno a Berlino, certo non è una passeggiata (e bisogna diffidare con intelligenza da chi presenta la città come una specie di Eldorado). Ma si può fare, c'è la possibilità di provare. In questi anni la città ha saputo valorizzare una nuova emigrazione che favorisce l'arrivo di talenti di ogni tipo, con l'occhio all'IT e con un'interessante abilità nell'assorbire e valorizzare nella scena startup anche soggetti con formazioni meno tecniche.
- Multiculturalità. La scena startup parla inglese, un inglese internazionale. Berlino è la città meno tedesca della Germania, è una capitale anomala. Anche in questo assomiglia molto al web: un intreccio di lingue, conoscenze e culture. Questo non può che essere un valore aggiunto.
- Est/Ovest. Julia French di Covered Communication ha scelto Berlino per entrare in Europa direttamente dalla Silicon Valley, e tra le motivazioni che ha dato a Silicon Allee (magazine berlinese in lingua inglese su startup e web economy) ne ha citato una che guarda al futuro: "I think Berlin is the closest to the East, and more open to the East, with its history of East and West Berlin. I think there will be a lot more activity in the East, with less of the copycat stuff, and the first place they will feel comfortable in is Berlin." Berlino come porta tra Europa occidentale e Europa orientale. Una storia che si ripete e che offre di nuovo grandi possibilità.
- Entusiasmo. Come già detto, si respira un'aria particolare a Berlino, "a creative energy and this great feeling of being part of something really big" come scrive sempre Clausen. C'è anche chi critica questo spirito, giudicandolo come inconcludente. C'è chi dice che a Berlino ci sono troppi startupper che pensano più a gironzolare per eventi che a portare avanti progetti chiari. Forse è vero. Ma, forse, guardando da un'altra prospettiva questo eccesso di lifestyle che si incrocia con la Berlino del divertimento, il tutto può rivelarsi un buon cocktail. Tutto può contribuire a un habitat in cui le idee strampalate e inconcludenti in qualche modo nutrono e arrichiscono quelle che funzionano. Del resto anche se guardiamo a chi lavora nelle startup troviamo chi, magari, era capitato a Berlino per le serate nei club e ora porta avanti progetti di ottima fattura. Berlino è anche questo: la riscossa di una generazione che veniva accusata di volersi divertire e che ora sta portando avanti la rivoluzione digitale.
- I soldi. Senza investimenti, non ci sono startup. In risposta a quel 17mo posto in classifica, i ragazzi di Tech Berlin hanno detto: "I guess Availability of Capital" is still Berlin's major "weak spot" in comparison to other startup ecosystems." Non ci sono ancora i soldi che ci sono in America. Ma forse non è un primato fondamentale, come ricorda Francesco Cirillo, della startup berlinese FCGarage: "Molti sostengono che occorrano nuovi ingenti finanziamenti per favorire lo sviluppo dell'ecosistema delle startup berlinesi. E' possibile che questa sia una necessità, ma forse non la primaria. Per aver successo queste aziende devono spesso offrire prodotti di massa orientati a un mercato mondiale. Il che vuol dire riuscire a realizzare tassi di crescita esponenziali. Per me la capacità primaria che le startup devono acquisire è quella di saper far crescere il software in modo flessibile e scalabile". Qualunque sia la posizione su questo tema, non è che a Berlino i soldi non arrivino: la presenza di realtà come Soundcloud e Zalando, Wunderlist e Wooga offrono il quadro di una tendenza positiva. La scelta di Groupon di avere il proprio centro internazionale a Berlino e la presenza di realtà del calibro di EarlyBird costituiscono scenari a dir poco interessanti.
- La crescita. Questo è forse l'aspetto che la classifica di Startup Genome ha trascurato più di tutti gli altri. In un ambiente in cui le startup nascono e muoiono abbastanza velocemente, il trend della crescita ha il suo peso. Holger Dieterich, autore di StartupDigest Berlin, newsletter mondiale sulle startup (il direttore di questa rivista cura la Italy StartupDigest, ndr), spiega come i numeri spesso parlino da soli: I say the startup-scene in Berlin has grown a lot over in the last years. Not only are there more startups, but also more talent. One simple example: When I started the "Lean Startup Meetup" two years ago, we were 12 people. In May 2012 the Meetup had 170 participants. For the future I think the scene will grow more: Successful founders will hopefully mentor and invest in the next generation of entrepreneurs. Then we could speak of an ecosystem in Berlin. E anche per il futuro ci sono prospettive abbastanza emblematiche, come ci racconta Silvia Foglia, country manager di twago Italia (nonché autrice di un altro articolo su Berlino apparso su Innov'azione numero ZZ): "Proprio in questi giorni è stato ufficialmente presentato "The Factory", un progetto nato da JMES Investments in collaborazione con s+p Real Estate. Si tratterà della riconversione di alcuni vecchi edifici in un intero campus di circa tremila metri quadrati. Quello che ne uscirà sarà un vero e proprio ecosistema per nuove aziende che potranno trarre vantaggio dalle sinergie offerte dall'avere a portata di mano investitori, mentors e altre startup. Il progetto è quasi in dirittura d'arrivo, e alcuni nomi importanti sono già sulla lista d'attesa".
- Last but not least: gli italiani. È uno scherzo, ma nemmeno troppo. Abbiamo parlato del valore delle persone e della multiculturalità e abbiamo già citato un paio di italiani che sono più che attivi nella scena berlinese. Gli italiani giocano un ruolo importante, solitamente assieme agli spagnoli. Gran parte delle startup e aziende digitali berlinesi che hanno scelto un profilo internazionale sono partite dal mercato italiano e da quello in lingua spagnola. E gli affari spesso vanno bene, a dimostrazione che il mercato esiste e le potenzialità sono tante, così come i talenti non aspettano altro che esprimere le proprie capacità. Energie italiane all'estero che riconfermano, nel caso ce ne fosse ancora bisogno, il fatto che quello digitale è un ritardo che l'Italia sta pagando caro, soprattutto in un momento di stravolgimento e riassetto economico come questo. È quindi assolutamente necessario superare gli ostacoli pratici e i ritardi culturali che stanno ancora imbrigliano le potenzialità del mondo digitale (e delle startup) del nostro Paese. Intanto, mentre si aspetta che nelle famose classifiche compaiano anche città italiane, (di cui per ora non c'è nemmeno l'ombra), a Berlino la comunità degli italiani impegnati nella scena della web economy ha dato vita a digItaly Berlin un gruppo che promuove proprio l'apporto italiano al sogno digitale berlinese (ideatori sono Silvia Foglia di twago e Alessandro Petrucciani di Klash).
Ora si tratta di riconnettere i nodi della rete che parlano una lingua comune, esattamente come ci insegna il Web. Ora si tratta di agire, con lo stesso coraggio che si respira qui a Berlino.
@lorenzomonfreg - junior manager -
twago Italia
Numero 018