| Il Polo Tecnologico di Navacchio compie 10 anni |
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| Wednesday, 09 December 2009 13:44 |
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di Gaia Orlandi, Polo Tecnologico di Navacchio C’era una volta una vecchia distilleria. Ogni giorno operai in fermento lavoravano con carri, muli e buoi per trasportare vinacce, e poi c’erano i bambini, tanti, i figli, che giocavano, correvano e si arrampicavano sui bancali. Poi la fabbrica ha chiuso, gli operai sono andati a casa, gli ampi spazi abbandonati, i bambini cresciuti, tra questi uno, Carlo Cacciamano, quel posto non se lo è mai dimenticato. Da grande Carlo è diventato Sindaco del Comune di Cascina e quell’area ha deciso che doveva tornare a vivere: oltre 15mila metri quadrati, nascosti tra la chiesa e la ferrovia, nel centro di Navacchio, a cinque minuti da Pisa, non poteva essere lasciata abbandonata a se stessa. E così è stato, Comune di Cascina e Provincia di Pisa, a seguito di un Accordo di programma quadro sottoscritto nel 1996 con la Regione Toscana, hanno deciso di realizzare, nel vecchio sito industriale dismesso, il Polo Tecnologico di Navacchio, struttura dedicata a insediamenti di imprese hi tech, laboratori di ricerca, strutture per la nascita e sviluppo di nuove imprese ad alta tecnologia. Un vero parco tecnologico. Nel 1999 viene costituita la Polo Navacchio S.p.A, conferito nel capitale sociale il valore del primo immobile e assegnata la missione dello sviluppo del Polo. Alessandro Giari è l’amministratore unico e poi, fino a oggi, il presidente e amministratore delegato. Dopo dieci anni, con le sue oltre 65 imprese e i suoi 15 mila metri quadrati, il Polo Tecnologico si accredita come una delle strutture più significative, in Toscana e non solo, dedicate all’integrazione tra il sistema della ricerca e della conoscenza e quello dell’impresa, un mix vincente di idee e di progetti di ricerca, che si caratterizza come incubatore e acceleratore di imprese hi tech. Il merito di questo successo va a una particolare combinazione di fattori: l’intuizione delle istituzioni; la forza di non attuare logiche di rappresentanza e di tenere distinte, in un’azienda a prevalente capitale pubblico, istituzioni e politica responsabili degli indirizzi e management responsabile della gestione; la chiara visione strategica che ha guidato tutta l’operazione nel suo sviluppo; l’efficacia e la determinazione del management; insomma persone che su diversi fronti hanno lavorato con determinazione e impegno per un progetto complesso, e di difficile attuazione, che all’inizio non era sufficientemente percepito nella sua essenza e nel suo potenziale. Il tempo ha dato loro ragione, il sogno di Cacciamano è divenuto realtà. Oltre 500 le persone che lavorano nel Polo, non più operai ma ingegneri, informatici, fisici ed esperti di alte tecnologie, non più carri e buoi ma strani veicoli robotici, prototipi di qualche azienda o sofisticati robot ogni tanto appaiono tra le vie del Polo, esempi delle tecnologie che sono gli acceleratori della crescita del fatturato delle aziende. Anche i bambini sono tornati, grazie all’asilo nido dedicato sia ai figli dei lavoratori del Polo, sia all’utenza esterna. Uno dei tanti servizi che il Polo ha creato per favorire la qualità del lavoro, tra cui un bar self-service interaziendale, una foresteria e un parco, un’area verde attrezzata aperta non solo ai dipendenti delle aziende, ma anche ai cittadini di Navacchio, dove poter svolgere attività ludico-sportive o semplicemente godersi una pausa di relax. Oggi il Polo Tecnologico è vivo e pulsante di attività e integrato con il suo territorio. Non costa un euro di soldi pubblici per la sua gestione e svolge in pieno la sua funzione di integratore. Un sistema organizzativo che ha favorito lo sviluppo di sinergie tra le imprese ma anche con il mondo della ricerca e della conoscenza. “Siamo partiti con un ufficio, la scrivania era una tavola di legno con due caprette – ricorda Alessandro Giari - e oggi, abbiamo esaurito tutti gli spazi a disposizione per le aziende e nei cassetti abbiamo tante liste di attesa di aziende che vogliono entrare nel Parco, siamo tra i primi nello scenario nazionale dei Parchi Tecnologici per numero di imprese insediate“. “E’ vero – gli fa eco Elisabetta Epifori, direttore generale – quando abbiamo inaugurato il primo lotto nel novembre del 1999 sognavamo questo Polo, ma realizzarlo non è stato facile, ci sono voluti impegno e dedizione e soprattutto l’ascolto delle esigenze delle aziende”. Attraverso servizi e strutture il Polo Tecnologico di Navacchio ha fatto della rete tra le imprese hi tech l’elemento prioritario per favorire lo sviluppo dell’innovazione, dei livelli competitivi e della crescita dimensionale delle stesse. Si è così creato un ambiente ideale per stimolare la domanda di innovazione, per avere un rapporto efficace con il mondo della ricerca, per sviluppare la collaborazione tra le imprese come condizione che consente una costante crescita di competitività sul mercato. “Abbiamo lavorato – spiega Giari – per invertire il rapporto tra domanda e offerta di innovazione, partendo dai bisogni di crescita innovativa espressi delle imprese cercando di integrare l’offerta in termini di competenze, strumenti, servizi, prodotti e spingendo costantemente la collaborazione tra le imprese e il mondo della ricerca. Oggi davvero possiamo dire di aver raggiunto importanti risultati, che tuttavia per noi altro non sono che uno stimolo per andare avanti e continuare con la nostra favola: quella di realizzare una vera e propria ‘città dell’innovazione’, qui nel nostro territorio, ricco di tradizioni ma anche di eccellenze”.
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