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Trucchi e strategie del social network che ha saputo crescere più rapidamente di chiunque altro prima di lui

Immagine pinterest

Pinterest è il nuovo social media dove si possono condividere (in gergo 'pinnare' e 'repinnare') immagini e seguire utenti che hanno i nostri stessi interessi di carattere visivo. Insieme a Instagram, Pinterest ha riportato al centro dell'attenzione un tipo di cultura visiva e un concetto autentico di web 2.0 come spazio di creatività. Forse quello che non tutti sanno è che Pinterest – come ha scritto anche Techcrunch - è "the fastest growing website ever". Pinterest è dunque un modello dal quale tutti dobbiamo imparare, soprattutto in termini di startup marketing.

Il focus di Pinterest, come detto, sta nel dare agli utenti la possibilità di annotarsi in una sorta di bacheca virtuale immagini interessanti, organizzarle in board (album) e seguire board di interesse creati da altri utenti. Una delle caratteristiche che colpiscono maggiormente in Pinterest è l'interfaccia minimalista. Non è soltanto una scelta di design, ma è una scelta di prodotto.

Per usare un'espressione tecnica, Pinterest è un Mvp (Minimum viable product). Le funzionalità sono ridotte all'osso. L'utente può svolgere due tipi di azioni: le azioni sui contenuti (pinnare-repinnare-creare board-inserire descrizioni-usare le #hashtag) e le azioni social (seguire-essere seguito, esprimere un like, menzionare un altro utente, creare board collaborative). Nulla di più.

Non si tratta di costrizioni tecniche, ma scelte di product development. Ben Silbermann – uno dei fondatori - in un'intervista per the Nextweb ha detto che "voleva che il design del prodotto fosse non definito (egli usò il termine inglese vague) in modo che potesse essere usato da chiunque per una molteplicità di scopi".

Da questo punto di vista ridurre al 'minimum' le funzionalità e implementare solo quelle necessarie, significa lasciare agli utenti la possibilità di immaginarsi usi creativi e imprevisti dello strumento. Less is more. Se ci si pensa molte startup sono cresciute sotto la stessa luna. Twitter ha costruito il proprio successo intorno a un'unica funzionalità: postare e vedere messaggi di 140 caratteri. Instagram ha reso semplice la condivisione di foto da iPhone e ha poi - via via - accresciuto le opzioni ma sempre intorno a quest'unica funzionalità. Il segreto è: fare una cosa sola, ma farla bene. Suona come un mantra, ma la storia recente dimostra che il più delle volte è vero.

La storia di Pinterest comunque non è sempre stata rosa e fiori. In un'intervista su Inc.com,
Silbermann - ha dichiarato che a nove mesi dal lancio c'erano solo 10mila utenti registrati. A fermare i fondatori dal chiudere il progetto era l'imbarazzo di dover ammettere il fallimento, si legge nell'intervista. Probabilmente era anche la convinzione profonda in quel che facevano. Dice Silbermann che all'epoca venivano sviluppate e poi abbandonate decine di versioni alternative di layout e design.

La fase di test è fondamentale. Si parla molto spesso di A/B test. Ma in alcuni casi, la sperimentazione è antecedente alla possibilità di fare A/B test. Si tratta piuttosto di non arrendersi al primo feedback negativo e continuare a scavare nel prodotto. In una fase preliminare del prodotto, più che di A/B test si tratta micro-pivot concettuali e di design. A un certo punto probabilmente Silbermann e soci devono avere trovato la leva giusta ed è così che è cominciata la crescita di Pinterest.

Se guardiamo la curva di crescita del sito su Alexa e sovrapponiamo al grafico la timeline del lancio delle funzionalità. Vediamo che quasi sistematicamente a ogni importante lancio corrisponde una spinta di crescita.

Nel maggio 2011, viene lanciata l'app per iPhone e a settembre dello stesso anno, la versione ottimizzata del sito per mobile (realizzata in html5). Questi due lanci con la prima vera e propria accelerazione. Nulla di nuovo, si dirà. Oggi senza una versione mobile (ancora più importante dell'app) ottimizzata del proprio sito/startup, le possibilità di crescita sono praticamente nulle. Se un sito non è ottimizzato per mobile, perde ranking in termini di indicizzazione su Google, non è condivisibile, lascia all'utente un'esperienza d'uso negativa e la percezione del brand peggiora velocemente. Lo sviluppo del prodotto per il mobile è condizione necessaria per la crescita e il successo. Ma non è detto che sia condizione sufficiente.

Secondo BusinessInsider il segreto del successo straordinario di Pinterest è la sua pagina di registrazione. Ci sono almeno due elementi che fanno la differenza, secondo il magazine: 1) Facebook Connect, invece di chiedere agli utenti di compilare un form di registrazione, il Facebook Connect consente di autenticarsi tramite le credenziali di Facebook. Si tratta di una soluzione che ormai va per la maggiore. Ed è assolutamente consigliabile per le startup che non hanno (ancora) un brand forte e conosciuto. Infatti l'autenticazione tramite Facebook abbatte il tasso di abbandono e il gap legato alla sicurezza del sito. Inoltre limita fortemente il rischio di indirizzi email sbagliati e di spam. 2) Social discovery, una volta registrato l'utente accede a una pagina di benvenuto con una lista di argomenti da selezionare. Selezionando - con una semplice spunta - gli argomenti di proprio gradimento, l'utente comincia a seguire in automatico i "pinner" più rilevanti per quella determinata area. In questo modo vengono raggiunti in un colpo solo due obiettivi. Da un lato l'utente non si trova più solo e disorientato sul sito – i contenuti sono già in suo soccorso, dall'altro viene soddisfatto il requisito del social discovery che è sempre stato uno degli elementi caratterizzanti Pinterest. Ovvero il fatto che su Pinterest puoi facilmente scoprire contenuti e persone nuovi e affini ai propri interessi.

Se però c'è un qualcosa che ha reso Pinterest "the fastest growing website ever" allora questo è l'integrazione dell'Open Graph. Date un occhio ad Alexa e non avrete dubbi Tra gennaio e febbraio 2012, Pinterest implementa l'Open Graph ed esplode come un vulcano. L'Open Graph consiste in un protocollo che consente alle app esterne di interagire con Facebook in tre modalità integrate tra loro: 1) autenticazione tramite Facebook (che già c'era), 2) autorizzazione da parte degli utenti a trasmettere storie da Pinterest ai propri newsfeed, 3) creazione di 'action' e 'verb' personalizzati che vengono inviati sul newsfeed e sulla timeline degli utenti.

Il design e l'UI minimal di Pinterest si integrano perfettamente nel linguaggio dell'Open Graph. "Pinnare i contenuti", "repinnarli", "esprimere un like", "seguire un pinner" e "creare board" - vengono trasformati in corrispondenti "action" e "object" che vengono trasmessi sul newsfeed e sul ticker di Facebook, ogni qualvolta un utente compie queste azioni su Pinterest. Con un aumento esponenziale di viralità.

Già a metà febbraio si parlava di una crescita del 60% delle visita da Facebook.
Considerando 5milioni di utenti di traffico referral di partenza in gennaio da Facebook a Pinterest (ipotesi relativamente probabile) - otterremmo la seguente curva di crescita: gennaio = 5milioni, febbraio = 5milioni + 60% = 8milioni, marzo = 8milioni + 60% = 12,8milioni, aprile = 12,8milioni + 60% = 20,5milioni.

Due sono gli elementi dell'architettura dell'Open Graph che lo rendono così unico nel generare traffico:
1) viralità in modalità "Frictionless Sharing", ovvero trasmissione di storie su newsfeed - timeline e ticker senza che siano richieste ulteriori azioni da parte dell'utente (oltre all'autorizzazione iniziale). Al contrario del "like" e del "condividi" l'open graph consente di trasmettere storie dall'app al newsfeed, senza richiedere azioni continue da parte dell'utente. E' sufficiente un'optin iniziale, dopodiché tutto quello che fa un utente su Pinterest, viene trasmesso su timeline e newsfeed, in modalità "frictionless sharing".
2) Branding attraverso le action e gli object personalizzati, le app possono creare "action", "verb" e "object" personalizzate che riflettono la logica dell'app invece che quella di Facebook. Questo non solo consente di fare un efficace branding via Facebook, ma addirittura apre le porta all'idea di interagire direttamente con l'app da dentro Facebook.

Il caso Pinterest non è replicabile tutti i giorni però ormai sono migliaia le startup che hanno sperimentato l'utilità dell'autenticazione tramite Facebook, dell'investimento sul mobile e degli effetti prodigiosi dell'Open Graph. L'ultima è in ordine di tempo Adoroletuefoto.it startup web (fondata da Marco Govoni) incentrata sui contest forografici che da quando ha integrato l'Open Graph sta sperimentando una promettente e strepitosa crescita di traffico da Facebook. 

Numero 019

Modello di sviluppo territoriale basato sull'innovazione e sulla cooperazione internazionale

firma accordo_sanMarino_italiaL'attuazione del futuro Parco Scientifico e Tecnologico di San Marino-Italia si sta concretizzando. Dopo anni di dibattito sul tema, se ne parla dal 2007, ultimamente un nuovo approccio, che ha come tema centrale l'impresa e i suoi bisogni di crescita innovativa, ha catturato l'attenzione e l'interesse di molti.
Il progetto del Ptm-Sm/It ha coinvolto oltre alla realtà di San Marino anche le rappresentanze economiche e le istituzioni dei territori di Rimini e Pesaro-Urbino in un lavoro comune per la creazione di un sistema capace di attrarre imprese nazionali e internazionali che desiderano sviluppare ricerca e innovazione.

Sono stati effettuati incontri e riunioni nei quali è stata approfondita, discussa e condivisa l'ipotesi di un Parco Tecnologico San Marino- Italia come modello di sviluppo territoriale basato sull'innovazione. Partner strategico di queste iniziative è stata Apsti, l'Associazione Parchi Tecnologici e Scientifici Italiani, che, raggruppando oltre 30 Parchi Scientifici e Tecnologici Italiani è un modello di riferimento per chi fa sviluppo e innovazione in Italia. I lavori hanno visto la costituzione di un gruppo di lavoro tecnico bilaterale Italia-San Marino, l'organizzazione e l'insediamento di un Comitato di indirizzo strategico che monitorasse, valutasse e soprattutto condividesse l'iter dello sviluppo del progetto. Sono state prese in esame le attività per analizzare i fabbisogni delle imprese in collaborazione con le rappresentanze imprenditoriali e costituiti i gruppi di lavoro tematici per l'approfondimento dei temi dell'accordo di concertazione, sviluppati nell'ambito di quattro commissioni, la cui partecipazione è stata aperta ai soggetti istituzionali, economico e sociali che avevano specifico interesse, conoscenza e competenza sul tema affrontato è divenuto parte sostanziale dell'accordo di concertazione.

L'accordo, la cui firma è prevista per il 6 novembre 2012, vede come obiettivi principali lo sviluppo di nuova impresa ad alto contenuto tecnologico; lo sviluppo di aggregazioni tra Pmi e tra queste e i Centri di ricerca, l'attrazione di nuovi investimenti sul territorio di riferimento e lo sviluppo di linee di prodotti tecnologici per lo sviluppo innovativo del territorio . Un lavoro necessario per instaurare un humus positivo nell'ambito di San Marino, Pesaro-Urbino e Rimini affinché le componenti istituzionali, economiche e sociali individuino nel Pt-Sm/It uno strumento di crescita per tutto il territorio di riferimento, grazie all'integrazione tra aziende, istituzioni e centri di eccellenza.

"La particolarità della Repubblica di San Marino – spiega Alessandro Giari presidente di Apsti e direttore generale del Polo Tecnologico di Navacchio (Pisa)- offre l'elemento originale, di novità, del nascente Pst italo-sammarinese, la rete e l'esperienza di APSTI garantiscono la forza di una logica di sistema, ma permettono anche di evitare errori al percorso migliore, arrivando così più facilmente e con tempistiche più brevi, alla realizzazione di un parco capace di stimolare lo sviluppo di nuova impresa ad alto contenuto tecnologico, supportando lo sviluppo di innovazione dei sistemi produttivi esistenti nei territori e l'attrazione di nuovi investimenti". "La possibilità di disporre di una legislazione creata ad hoc rappresenta un notevole vantaggio competitivo - continua Giari- anche se sarà necessario creare una serie di elementi indispensabili e propedeutici perché un parco possa svilupparsi in condizioni di efficacia, mi riferisco alla attuale legislazione del lavoro, su cui so che si sta lavorando, e agli oggettivi limiti delle telecomunicazioni.

"La Repubblica di San Marino- afferma Marco Arzilli della segreteria di Stato per l'industria di San Marino - ha scelto di costruire il nuovo corso della sua economia avendo come punti saldi di riferimento due fattori principali, internazionalizzazione e innovazione, per questo il progetto di costituire il Parco Scientifico e Tecnologico San Marino Italia diventa l'asse strategico del nostro sviluppo economico futuro. Questo progetto sarà alla base del rafforzamento dell'azione volta a incrementare ulteriormente lo sviluppo anche dei territori che circondano San Marino; la nostra sovranità, la nostra posizione a livello internazionale e la possibilità che abbiamo di creare strumenti di competitività nell'investire in ricerca nella nostra Repubblica, sono elementi fondamentali per la riuscita del progetto soprattutto se legato al network italiano dei Parchi, ben rappresentato dall'APSTI, che ci permetterà di metter in atto le best practice. L'accordo firmato fra Italia e San Marino il 31 marzo 2009 è inoltre una grande occasione per dimostrare come le relazioni economiche fra i due Stati siano oggi più che mai improntate sulla ricerca di opportunità e sulla cooperazione economica, il che permetterà di creare un Parco Scientifico e Tecnologico come una struttura unica legata a due Stati che darà reali prospettive di rilancio della nostra economia". 

Numero 019

Il nuovo polo tecnologico, scientifico e imprenditoriale sorgerà nell'area ex Sgl Carbon che sarà bonificata e restituita alla città

Immagine ascoli


Un "Polo tecnologico e culturale" che dovrà nascere dalle ceneri dell'ex Sgl Carbon di Ascoli Piceno nel giro di 10 anni. Quali sono le linee guida di questo ambizioso progetto? E, soprattutto, chi è stato incaricato di supportare la pianificazione di quello che si è detto sarà il "centro di propulsione" del progetto Ascoli 21?
Premesso che la fase di progettazione del futuro Polo del Piceno è costantemente in evoluzione e che la sua fattibilità dipende da molteplici variabili, tentiamo di raccontarvi qual è, a oggi, lo stato dell'arte intorno alle ipotesi di riqualifica e rilancio di un'area depressa quale quella del Piceno, vittima di scarsa lungimiranza manageriale, prima e della crisi, poi.

Restart srl, società costituita nel febbraio 2010 su iniziativa della comunità imprenditoriale ascolana per gestire la bonifica, la riqualificazione e il recupero dell'area, ha inserito all'interno del proprio Cda una figura che opera nel mondo della finanza e che, attraverso la società di gestione del risparmio Fondamenta Sgr, si occupa di innovazione, in particolare nei settori delle biotecnologie e dell'energia collaborando con le università italiane, il Cnr e gli enti di ricerca scientifica. Stiamo parlando di Giuseppe Campanella, professionista a cui è stata affidata un'opera di individuazione delle potenzialità del territorio e di valutazione degli eventuali percorsi di investimento da intraprendere.
Questa attività di valutazione, come ci ha riferito il presidente della Fondazione Carisap (altro determinante tassello della compagine societaria di Restart srl) Vincenzo Marini Marini, avrà dei tempi precisi.

"L'idea di creare da un lato un centro di produzione di conoscenza e dall'altro di gemmazione di nuove aziende, esiste da anni" ci ha detto Campanella. "La problematica principale – ha aggiunto - è che, purtroppo, Ascoli scarseggia di elementi fondanti per un progetto di questo tipo e sarà quindi difficile renderla attraente agli occhi di chi professionalmente fornisce capitale di rischio". I tre elementi di cui il territorio sarebbe deficitario, secondo l'analisi di Campanella, sono la mancanza sul territorio di un corpus universitario centrale, di centri di ricerca privati e attività di alta formazione, un humus insomma costituito da intelligenze formate e in grado di generare idee.
Mancherebbe poi l'esistenza di tradizioni tecnologiche consolidate, a parte la presenza di una tradizione legata alla lavorazione del carbonio e della ceramica. Terzo punto dolente, le risorse economiche in grado di offrire infrastrutture di ricerca e incentivi ad eventuali soggetti interessati a spostare la propria ricerca e sviluppo sul territorio.
Nonostante le premesse non siano incoraggianti, Campanella ci ha detto che si sta lavorando nella direzione di creare una piattaforma di accordi con i centri universitari marchigiani che consenta di portare ad Ascoli alcune attività di natura accademica che abbiano l'obiettivo di creare quell'humus costituito da risorse umane in continua formazione e impegnate nella ricerca, presupposto fondamentale per lo sviluppo di un "centro di produzione della conoscenza" (termine preferito da Campanella rispetto a Polo tecnologico). "Per l'anno prossimo - ci ha poi anticipato Campanella - stiamo ragionando sull'organizzazione di una summer school con un taglio specialistico ad Ascoli della durata di 7-10 giorni, con l'obiettivo di attirare partecipanti da tutta Italia.
I settori? Il Presidente di Fondamenta fa una carrellata sugli interessi e le competenze presenti sul territorio marchigiano: "Sappiamo che vi sono grandi interessi nel mondo della domotica e che oggi può avere senso investire nel mondo legato alle rinnovabili e all'ambiente; sappiamo inoltre che vi è un'eccellenza nel mondo dell'accumulo di energia e alcune competenze nel settore della gomma".

Campanella è chiaro sugli intenti del suo team di lavoro e sulla proposta per Ascoli: "la prima cosa che vogliamo fare è creare un incubatore a supporto di nuove startup e un centro di gestione delle relazioni che metta in contatto idee, capitali, capacità imprenditoriale, bisogni delle imprese. Col tempo vorremmo poi creare dei centri di ricerca in grado di cooperare con l'incubatore per dare un supporto alle aziende incubate. Tutto questo sistema, col tempo, dovrebbe poi attrarre sia aziende del territorio piceno che di altri territori". Per quanto riguarda le startup l'area ex Carbon non dovrebbe diventare un "magazzino di stoccaggio" delle stesse ma una "fabbrica di innovazione" dove nascono nuove imprese che restano insediate ad Ascoli per un paio d'anni, il tempo necessario per crescere, poter camminare con le proprie gambe ed essere in grado di spostarsi. Viceversa il rischio sarebbe quello di tante altre iniziative del genere: il Polo viene riempito di aziende, poi si genera un calo di attenzione e pian piano di svuota lasciando "cattedrali nel deserto".
Per ora, dunque, solo alcune ipotesi. Ciò che vi è di concreto sono però i circa due milioni di euro erogati dalla Regione Marche e finalizzati al restauro della palazzina di fronte all'area ex Carbon acquistata dalla Provincia di Ascoli e che dovrebbe diventare il primo piccolo nucleo operativo del futuro Polo. Per il resto si dovrà comunque attendere la lunga e costosa opera di bonifica dell'area di quasi 27 ettari di terra (equivalente a circa 40 campi di calcio) la cui presentazione del progetto è stata incaricata alla società Petroltecnica Spa di Rimini. 

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